Africa Milele Onlus - Africa Milele - Associazione di volontariato Onlus

Africa Milele Onlus

“Ho sempre creduto che in Italia esistesse la libertà di stampa, ma non avrei mai pensato che potesse tradursi nella libertà dell’autore di stampare (o trasmettere) liberamente a prescindere da quello che gli viene raccontato. Omettendo, o peggio, facendo taglia e cuci con lo scopo di muoversi nella direzione che potrebbe raccogliere più consensi. Tutto questo non lo avrei immaginato, ma l’ho imparato sulla mia pelle, tanto che ad oggi non c’è più notizia che colga la mia attenzione, non ci sono più notizie che io riesca a dare per assolutamente vere.

Ho fondato Africa Milele nel 2012 e qualche mese dopo mi sono iscritta ad un corso di Progettazione Internazionale durante il quale mi si è aperto un mondo nuovo. In questo contesto ho scoperto che esistevano in Italia corsi di studi per poter lavorare nella cooperazione internazionale (stesso indirizzo di studi che, nonostante tutto, ha scelto di seguire mia figlia). Scoprire questa cosa mi ha sorpresa, non riuscivo a capire come si potesse studiare per arrivare ad avere profit nel no profit.

Andando avanti però, ho capito quanto, oltre a cuore e volontà, fosse importante avere una struttura e che per dare struttura servono le conoscenze e la formazione adatta. Mi sono anche resa conto di come però le due cose debbano camminare e lavorare insieme. Solo una o solo l’altra non sono sufficienti, un buon merge è invece costruttivo. Stessa cosa penso valga per la teoria e la pratica, non sono mai stata uno di quei leader che comodamente seduti in poltrona dirigono e danno ordini, ma anzi, mi sono sempre sporcata le mani, ad ogni viaggio in Kenya ho vissuto esattamente nelle condizioni di tutti gli altri, ho sudato e faticato e ho vissuto con le stesse privazioni di tutti. E questo credo sia un buon insegnamento per chi si affaccia al mondo del lavoro.

Dal 14 maggio 2013 Africa Milele è diventata Onlus con decreto numero 53 della Regione Marche, presente nel registro delle organizzazioni di volontariato come Onlus di diritto. Secondo la legge 124 del 4 agosto 2017, art.1 co. 125-127124, un’associazione che ha ricevuto nell’anno sovvenzioni pubbliche per un importo inferiore a 10.000 euro, non ha alcun obbligo di rendere pubblici i suoi bilanci, ma nonostante questo prima e dopo il 2017, Africa Milele lo ha sempre fatto.

Obbligo per mantenere il titolo di Onlus è che l’associazione ogni anno stipuli una polizza che assicuri tutti i volontari, la polizza è anche requisito fondamentale per presentare domanda a qualsiasi bando di carattere nazionale. La polizza può essere integrata con una ulteriore per chi si reca all’estero e l’integrazione non è necessariamente a carico dell’ente. Solitamente, considerati i fondi, occupandosi l’associazione di volo di andata e ritorno, vitto, alloggio, ricariche telefoniche, spostamenti e rimborso spese mensile, era d’accordo con chi partiva che eventuali polizze aggiuntive erano a suo carico, salvo particolari eccezioni per esempio nel caso in cui il referente ha raggiunto Chakama via terra trovandosi già in Tanzania con un’altra associazione, o chi è partito progettando di non rientrare in Italia a fine missione, quindi i costi della polizza aggiuntiva rientravano nel budget stanziabile. Non so cosa rispondere invece a chi crede che esistano polizze che assicurano contro i rapimenti.

Ho cercato di dare ad Africa Milele la forma di quello che secondo me è l’ideale di un contesto lavorativo, basato sull’apertura, il confronto, la fiducia, la meritocrazia e la sicurezza. Non ricordo un giorno in cui non ci sia stato duro lavoro per conseguire un obiettivo, e non c’è stato un giorno senza inceppi o difficoltà, ma la soddisfazione a obiettivo raggiunto, e gli obiettivi raggiunti sono stati tanti, è sempre stata impagabile.

E’ stato deciso di avere base a Chakama per una serie di coincidenze che mi hanno fatto conoscere questo posto. Chakama non era all’epoca territorio segnato come pericoloso dalla Farnesina, e non lo è tuttora, in quanto quello che è successo è stato definito grave episodio accidentale. Se Chakama fosse stato territorio pericoloso non avrei mai potuto sceglierlo come base per i progetti perché sarei stata pienamente consapevole di non avere né le capacità né i mezzi per poter iniziare a lavorare. Allo stesso modo però, costruire un fortino con guardiole e forze armate sarebbe stato fuori luogo, avrebbe attirato più attenzione oltre che marcato la differenza tra staff e beneficiari. Credo sia veramente difficile capire il contesto di Chakama per chi non c’è mai stato, quello che più mi spiace è che se prima era uno dei posti più remoti del mondo, completamente sconosciuto e lontano da ogni tipo di inquinamento, oggi invece, completamente profanato, passa per quello che proprio non è.

Ci sono state occasioni in cui c’è stata necessità di far rientrare in città le persone italiane che si trovavano al villaggio, per esempio per motivi di salute o perché la mancanza di acqua che avveniva in certi momenti iniziava a diventare non consona per l’igiene personale, o ad aprile 2018 quando il fiume Galana ha esondato e la situazione stava diventando pericolosa e lo abbiamo fatto. Ma l’attenzione al regolamento, che negli anni è stato implementato in base agli avvenimenti imprevisti che ci trovavamo ad affrontare, alla formazione sulle cose da fare e quelle assolutamente da non fare e i breefing quotidiani in loco per correggere o redarguire, e al protocollo di sicurezza non è mai mancata, tanto che ci siamo trovati anche a mandare raccomandate di monito o a allontanare persone da Chakama.

Da associazione seguita solo da chi ha toccato con mano la realtà e da quei followers che ogni giorno per sei anni hanno avuto la volontà di seguire quello che stavamo facendo, perché ogni santissimo giorno abbiamo raccontato sulla pagina Facebook tutto il lavoro svolto, oggi ci ritroviamo paragonati all’Onu, tanta roba. Troppa roba.

La burocrazia per il terzo settore, come un po’ in tutti i settori in Italia, è complicata, ma abbiamo sempre cercato di tenerci alla pari e informati. Africa Milele non è iscritta all’Aics, ma essere iscritti all’Aics non è obbligo o limitazione a lavorare. Se non è iscritta all’Aics, Africa Milele è invece iscritta al Coike, il coordinamento delle organizzazioni italiane in Kenya sotto l’ufficio della cooperazione internazionale italiana. Il Coike, che esiste in Kenya da tempo, raccoglieva dapprima solo gli enti italiani operativi sul territorio di Nairobi, solo a agosto 2018 decide di coinvolgere anche le associazioni presenti sulla costa del Kenya, e da subito, insieme ad altre 8 associazioni, Africa Milele ha presenziato a tutti gli incontri, sia a Malindi sia a Nairobi, fino all’iscrizione ufficiale che per gli enti della costa è avvenuta a febbraio 2019. Nel 2018 Aics raccoglieva 220 iscrizioni, tra tutte le organizzazioni italiane che operano in tutto il mondo, Coike ne raccoglieva 9 tra quelle che operano nella costa del Kenya, e solo nella costa kenyana esistono oltre 100 organizzazioni.

A questo punto mi pongo delle domande e mi chiedo, se Africa Milele non era all’altezza di poter operare e mancavano i requisiti, perché quando venivano fatte job calls per il posto di referente in loco, arrivavano centinaia di curriculum da vagliare? Perché quando questi referenti finivano il periodo e chiedevano lettere di referenza per il curriculum universitario, le lettere avevano significato? Perché quando venivano richiesti visti per cure mediche per poter portare diversi bambini cardiopatici per intervento in Italia, l’Ambasciata italiana li ha sempre concessi affidando all’associazione bambino e genitore? Perché enti importanti e ospedali di fama in Italia hanno accettato di occuparsi dei casi proposti fino a creare una stretta collaborazione? Perché le questure italiane, qualora ci sono stati problemi di passaporti scaduti o non validi alla partenza imminente di alcuni volontari, con una lettera dell’associazione, hanno avviato la procedura d’urgenza emettendo il passaporto in poche ore piuttosto che in circa trenta giorni? E perché agenzie e compagnie aeree proponevano convenzioni per i volontari in partenza con la possibilità di spostare la data di rientro gratuitamente, la possibilità di portare un bagaglio extra e a volte uno sconto sul costo del biglietto? Queste domande me le faccio perché se è considerato abile a lavorare solo chi ha una struttura maestosa e consolidata, allora molte cose andrebbero cambiate, a partire dalla normativa.

Per quanto riguarda il modo di lavorare di Africa Milele, è veramente riduttivo e ingiusto nei confronti di chi, senza mai ricevere compenso, ha messo a disposizione giorno dopo giorno e per anni, tempo, conoscenze e professionalità, definire il tutto con un “lavoravano per telefono”. Africa Milele nasce in una città piccola, satura per quanto riguarda l’Africa perché da decenni esiste già una Ngo molto grande. Abbiamo avuto la fortuna di uscire dal nostro piccolo territorio e di coprire più zone di Italia, questo, unito al fatto che non abbiamo mai voluto usare parte dei fondi raccolti in Italia per pagare locazioni e utenze di eventuali sedi, ha fatto in modo che tutto il lavoro si svolgesse su piattaforma. Africa Milele utilizza lo smart working da molto tempo, e non per questo non sono stati fatti gathering o incontri con i volontari. Ci sono persone che lavorano nello staff da cinque anni ma che ho incontrato fisicamente solo due o tre volte, ma questo non significa che io non lo senta un mio collega di lavoro quotidiano. Ancora di più chi si trovava a coordinare le attività in Kenya, era a contatto con me 24h ogni giorno, e ricordo ancora che il 1 marzo 2017, quando mi si sono rotte le acque e la mia seconda figlia stava per nascere, ho continuato a parlare con Chakama finché c’è stato bisogno.

Ultimo pensiero lo voglio esprimere per la grande delusione che ho avuto dal terzo settore, settore del volontariato e della solidarietà. A parte quelle associazioni che hanno lavorato insieme a noi nei vari progetti, e che ci sono rimaste vicine e aiutati per evitare che quello che stavamo facendo potesse finire, ho visto tanti Giuda e una gran corsa a prendere le distanze o addirittura a infierire con le menzogne o a definirsi migliori senza nemmeno approfondire la conoscenza.

Ho scritto tutto questo perché in tutto questo tempo ho parlato poco, ma non è mai stato riportato interamente quel poco che ho detto. Perché lo devo a chi fa parte di Africa Milele, a chi in qualsiasi modo ci ha aiutati e a Chakama. Chiedo scusa se ho deluso qualcuno se ho fatto l’errore di fidarmi di un organo mediatico, ma per due anni ho pagato le conseguenze di qualcosa lontano da me, e ora posso pagare le conseguenze di un errore che ho effettivamente commesso scegliendo a chi rilasciare un’intervista. Chiedo scusa anche a chi in questo lungo periodo ci ha scritto per informazioni di qualsiasi tipo e non ha avuto risposta, ma è stato veramente difficile dividere i messaggi reali dagli insulti, le diffamazioni, le minacce.

Viviamo in un paese dove le persone non discutono di contenuti, discutono a malapena di titoli.

Grazie a chi invece c’è stato.”

Lilian
Africa Milele Onlus